Ho provato, sempre. Vita, diari scontati e cartoline appiccicaticce dentro al portacarte, costellate di punzoni. Ho aperto e mai trovato il coraggio di chiudere mille finestre. Mi affeziono a tutto, pure ai soffioni mi dispiaceva fare male.
Quando ero piccola era facile. Si trovavano gli uccellini nei vasi appesi al muro, e uno in particolare me lo ricordo, perchè non era capace a volare. L'abbiamo preso e poi è finita che lui ci seguiva ovunque, ce lo ritrovavamo sulla scala fuori in giardino, oppure sopra al letto. Dormiva con l'aletta sopra agli occhi, come nonno. Mio nonno è un uccello di bosco, avrebbe ancora bisogno delle querce da disinfestare dalla processionaria, dei fichi più alti da raccogliere, ché sono i più buoni.
Ho bisogno di uno spazio per i flussi di coscienza, non ho voglia di giustificarmi.
Non ci sono incipit, nè merletti. Qui ci sono solo io, fuori ha smesso di piovere e io vorrei mettermi a dormire per terra. Vorrei addormentare la bambola con la luce fioca, e fare finta di infilarmi anche io nel suo lettino orrendo e rosa. Ho bisogno di qualcuno che mi capisca e mi dica stai serena, ci sono io.